
Appena scesi dal treno da Amburgo, sballottati e un po’ stanchi.
Attraversiamo scale infinite trascinandoci veloci fino al desk informazioni.
Davanti l’immensa vetrata della nera Hauptbahnhof.
I grandi parlano fitto con l’impiegata in un paio di lingue straniere. Maledizioni solo in italiano.
Intorno una rara umanità fende silenziosa la hall in cerca di chi sa cosa, di chi sa chi.
Una corpulenta poliziotta con il mitra sull’addome, non viene a capo di due ubriachi che sembrano simpatici. Il suo compagno assiste attento, ma due metri più in la.
Intorno una rara umanità fende silenziosa la hall in cerca di chi sa cosa, di chi sa chi; ma in senso inverso.
Fuori continua a nevicare di traverso, sempre con la stessa intensità. Una neve ordinata, precisa. Una neve tedesca.
Fredde ventate percorrono l’androne insieme a qualche fiocco di neve. Freddo, buio, umidità.
Le bambine a tratti improvvisano colorati passi di danza che non riescono a riempire l’immensità della Hauptbahnhof ma svolazzano lievi, in sincrono, distogliendoci dal grigio e dal freddo e affermando la loro giovinezza. Gli Dei possono solo guardare.
Berlino interno notte, 15 dicembre 2010.
1 Commento »

Ogni tanto, quando mi guardo allo specchio, mi sembra di scorgere un’ombra, un movimento, un colore, uno sguardo, un’espressione che mi confonde perché è qualcosa che ho già visto. Capita poi che esca da me un’imprecazione, un modo di dire, una sottolineatura, una battuta che mi confonde perché l’ho già sentita. Succede poi che guardandomi magari riflesso in una vetrina, in un filmato o anche in una foto, mi succede dicevo, di vedere i gesti di un altro.
Devo dire che è sorprendente accorgermi di assomigliare sempre di più a mio padre, e non solo nell’aspetto. Ora che sto avanzando nell’età questa somiglianza è sempre più evidente. E’ qualcosa di cui nessuno sembra accorgersi, perché nessuno me lo dice, neppure quelli che hanno conosciuto sia me che mio padre. Però io me ne accorgo, me ne accorgo sempre di più. E mi piace, devo dire che mi piace questa somiglianza; è come se l’insieme dei gesti che hanno accompagnato per secoli i miei avi, riescano a sopravvivere ancora nei miei gesti. Quando sono nato mio padre aveva 31 anni ed era forte e scuro (almeno nelle foto); eppure quando penso a lui io lo vedo sempre da vecchio, sempre ben vestito, sempre buffo e sorridente, sempre buono con tutti. Adesso penso di assomigliargli molto, anche se non sarò mai bello come lui.
1 Commento »
Aria fredda stamani! Ancora assonnato guardo il sole che a fatica spunta dietro al monte vicinissimo. E’ così forte la luce che gli occhi mi fanno male. Il verde scurissimo del bosco ancora in ombra, da sollievo alla vista.
Giornata limpida. Dentro un orizzonte che sembra lavato, tutto è ben definito, ogni cosa ha contorni precisi.
Mi lascio alle spalle la luce accecante del passo, il cellulare si attiva avvisandomi che c’è campo.
Metto la mia anima dentro un SMS e l’invio a quella parte di me che sta prendendo il volo.
Guido veloce, come sempre, senza ascoltare la radio che sento però in sottofondo. C’è una coda, una corriera ed una vettura si sono incastrate in una curva; discussioni animate cinque metri più avanti, dietro di me bestemmie colorate di operai scesi da un furgone.
Spingo il CD nel lettore, esplodono gli U2 con “with or without you”. Rido pensando che è molto meglio “with”….
Vorrei prendere una nave per traversare il mare, ma prima di arrivare vorrei appoggiarmi alla ringhiera, con gli occhi chiusi, ad annusare l’aria. Immaginare quando la nave rallenta nelle acque ferme della baia e prima di scorgere le banchine riconoscere l’odore della Sardegna.
Vorrei prendere una nave e non dover più aspettare.
53 Commenti »
Caro George,
spero che tu non ti offenda se ti chiamo George.
Quando tu mi mandasti la lettera di condoglianze per la morte di mio figlio, soldato scelto Casey Austin Sheehan, in Iraq, mi chiamasti ?Cara Cindy?, dunque penso che anche io possa darti del ?tu? ed usare il nome di battesimo.
Dunque, caro George, sono passati sette mesi da quando la tua guerra ha ucciso mio figlio, il mio bambino, il mio eroe; sette mesi da quando la tua ignoranza, la tua arroganza, la tua inettitudine nel prevedere che cosa sarebbe stata davvero la cosiddetta pace, hanno ammazzato mio figliopiù grande. E ora ti senti tutto orgoglioso e soddisfatto e tronfio nel pensiero che stai facendo l?Opera di Dio in Iraq e stai, come dici tu, ?spendendo il capitale politico? vinto alle elezioni in questa fine anno 2004. Mio figlio era parte di quel capitale che stai spendendo per festeggiare il nuovo anno.
Nel 2000, quando rubasti la prima elezione, mi ricordo di aver pensato: beh anche vinto la Casa Bianca in maniera disonesta, ma quanti danni potrà mai fare in quattro anni?. Adesso lo so.
Prima delle nuove elezioni avevi detto che fare una guerra è ?hard work?, ? Lavoro Duro.
Permettimi di spiegarti cos?è un ?Duro Lavoro?
Duro Lavoro è salutare il proprio figlio, un uomo ancora bambino, mentre parte per una guerra di fantasia, costruita su pretesti ed irrealtà.
Duro Lavoro è non dormire per due settimane quando non hai più notizie di tuo figlio.
Duro Lavoro è aprire la porta di casa a tre ufficiali che vengono ad annunciarti che quel bambino che avevi messo al mondo per primo, che ancora ti sorride dalle foto da bebè, è morto.
Duro Lavoro, caro George, è seppellire tuo figlio 46 giorni prima del suo venticinquesimo compleanno, abbracciando stretti gli altri tre figli per vincere la tentazione di buttarsi dentro la fossa con ?Baba? come loro chiamavano il fratello grande.
Ma sai qual è il Lavoro più Duro? E? sapere che un bugiardo lo ha ingannato e lo ha derubato del suo futuro, uccidendolo per una menzogna, mentre tanta gente specula, guadagna e guadagnerà sulla sua morte.
Non sono una donna che capisca molto di politica, ma sono disoccupata e ho molto tempo a disposizione. Questo tempo, lo dedicherò alla missione di dire a tutti coloro che mi vogliono ascoltare che sei un disonesto e che un giorno dovrai rispondere alla giustizia di quello che hai fatto ad altre 1525 madri come me, senza neppure contare chissà quante migliaia di madri irachene.
Buone Feste e che Dio benedica davvero l?America, l?anno prossimo. Ne ha molto bisogno.
Cindy Sheehan – Vacaville – California – U.S.A.
2 Commenti »
C’era un ragazzo…
(Musica e parole: Migliacci / Lusini 1966)
C’era un ragazzo
che come me
amava i Beatles
e i Rolling Stones
girava il mondo,
veniva da
gli Stati Uniti d’America.
Non era bello
ma accanto a sé
aveva mille donne se
cantava «Help» e «Ticket to ride»
o «Lady Jane» o «Yesterday».
Cantava «Viva la libertà»
ma ricevette una lettera,
la sua chitarra mi regalò
fu richiamato in America.
Stop! coi Rolling Stones!
Stop! coi Beatles. Stop!
Gli han detto vai nel Vietnam
e spara ai Vietcong…
Ta ta ta ta ta…
C’era un ragazzo
che come me
amava i Beatles
e i Rolling Stones
girava il mondo,
ma poi finì
a far la guerra nel Vietnam.
Capelli lunghi non porta più,
non suona la chitarra ma
uno strumento che sempre dà
la stessa nota ratatata.
Non ha più amici, non ha più fans,
vede la gente cadere giù:
nel suo paese non tornerà
adesso è morto nel Vietnam.
Stop! coi Rolling Stones!
Stop! coi Beatles. Stop!
Nel petto un cuore più non ha
ma due medaglie o tre…
Ta ta ta ta ta…
7 Commenti »
è ormai una settimana che non c’è più.
è una settimana che non soffre più.
amava gli alberi, la poesia, i libri.
i suoi libri li amava in maniera speciale, ognuno aveva il suo posto nella libreria e non poteva stare da nessuna altra parte; le frasi più belle, più significative le sottolineava con il lapis, leggermente per non sciupare il libro.
gli piaceva correre a piedi, ma senza gareggiare.
gli piaceva discutere, ma senza alzare la voce.
gli piacevano le sue bambine, che amava più di se stesso.
amava tutto della sua famiglia che proteggeva con la gelosia; amore ricambiato da una strana complicità di frasi, di parole ad altri ignote.
un anno doloroso con il fisico distrutto dalla malattia, con l’anima spappolata dall’impotenza e da un amaro dispiacere. dopo un anno ha detto basta. si, si capisce quando è inutile lottare.
resta di lui un vuoto profondo, doloroso; a volte perfino liberatorio.
resta di lui un lungo pianto, mitigato un po’ da un oceano di fiori.
mi restano in gola tutte le cose che avrei voluto dirgli e che poi non gli ho detto; tutte le cose che adesso affollano, così precise, i miei pensieri.
quando verrà il tempo racconterò di lui alle bambine; a loro dirò ….
…. lui amava la vita e la vita, da lui, si è fatta amare.
Nessun commento »
oggi sono nel centro di una delle città più belle del mondo. è la mia città e quindi niente di eccezionale ci sono abituato. tutti i giorni passo accanto a cose bellissime, irripetibili, preziose quasi senza accorgermene.
se però ti fermi un attimo, se ti metti seduto e ti guardi intorno capisci come mai questi “fastidiosi” giapponesi sono così entusiasti anche di fare la fila. capisci che solo guardando in alto ti ricordi che c’è il cielo;
e poi le voci, migliaia di vocabili che si confondono in una nuova lingua incomprensibile; gli odori, i rumori, i colori…. anche i piccioni… sembrano dirti…. “questa è la vita, coglila, assaporala perchè è preziosa”
cercherò di fermarmi più spesso a guardare la vita che scorre, ma non riuscirò mai a spiegare a chi soffre che la vita è anche rinuncia, dolore, disperazione.
Nessun commento »
Ultimamente le cose non vanno. Non vanno proprio. Io non so più rispondere a chi mi chiede perche?. Non so più far coraggio. Mi accorgo dei miei limiti, di tutti i miei limiti. Quando sto’ con lui, parliamo del più e del meno, ma poi inevitabilmente mi chiede se ce la farà …… se sopravviverà …. Un tempo sapevo come fare a dare delle risposte oppure sapevo parlar d’altro. Ora non più, il cuore mi si gonfia, l’anima mi fa male… e il dolore sale, sale fino a sgorgarmi dentro gli occhi. E’ che ho perso la speranza, forse, ma posso ancora fare molto; posso – per esempio – pensare solo a lui, ai suoi bisogni, ai suoi desideri, posso insomma mettermi a disposizione……. so’ che non lenirà il suo dolore ma sarà contento che io ci sia.
Avrei bisogno di uscire un po’ da questo ring pieno di cazzotti.. avrei bisogno di dormire, di abbandonarmi… proprio come dice un poeta:
“Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita”
1 Commento »
Oggi esco per lavoro. la città è grigia e comincia a piovere (…ti pareva…) comunque sempre meglio che stare dentro!
passo all’interno del mercato coperto; è un posto che mi affascina (come tutti i mercati del mondo) ci sono cose antiche che mi ricordano l’infanzia; ci sono cose esotiche; ci sono le nostre tradizioni; ci sono persone belle e persone brutte; ci sono persone ricche e persone povere… e ci sono anch’io. in questa bolgia di parole, colori, odori, sguardi, monete, cartelli, urla, risate … io ci sto’ bene, non saprei dire perchè ma mi sembra di essere a casa. esco a malincuore dal mercato coperto ed entro in quello all’aperto; altra atmosfera quì i mercanti lusingano i turisti, quasi li importunano ossessivi come sono. li lascio alle spalle ed entro in piazza madonna degli aldobrandini, per noi semplicemente piazza madonna!, …che detto così – di getto – sembra quasi una bestemmia. la pioggerellina adesso gioca con qualche scheggia di sole che filtra da dietro la basilica, è una atmosfera magica che io conosco ma che mi lascia sempre senza fiato. dietro il banco di un mercante di piccola ferramenta un barbone ubriaco giace su dei cartoni fradici e con movimenti incerti cerca di alzarsi. molti guardano nessuno interviene. l’indifferenza, questa si che è una bestemmia!
1 Commento »
|